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  • Immagine del redattoreMuseo Scalvini

2023 II BIENNALE DI DESIO

Aggiornamento: 8 giu 2023

II^ BIENNALE 2023 OMAGGIO AL MAESTRO SCALVINI


Una spiritualità che non annulla la vita

a cura di Cristiano Plicato

Testo critico di Chiara Canali


Per il secondo anno il Museo Giuseppe Scalvini, che celebra il ventennale dalla sua costituzione, dedica una Biennale in Omaggio al Mestro Scalvini, di cui conserva la Donazione di un importante nucleo di opere scultoree che l’autore milanese ha deciso di donare alla municipalità cittadina.


Di formazione milanese, Giuseppe Scalvini è stato uno scultore di matrice figurativa che dal 1930 si è dedicato pienamente all’attività plastica nella sua storica bottega in via Mac Mahon. Successivamente, una borsa premio conferitagli dalla "Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente" di Milano gli permette di lasciare la città per la Francia, dove conosce anche l’opera di Pablo Picasso. Rientrato a Milano nel dopoguerra, aderisce al movimento artistico “15 Borgonovo” e poi al Realismo Esistenziale degli anni Cinquanta. In questi anni la sua fama si consolida con l'invito alle Biennali di Venezia del 1948 e 1954. Per Milano ha realizzato diverse decorazioni e bassorilievi, tra cui le aquile che decorano la Stazione Centrale, la statua della Giustizia per il Tribunale e alcune sculture per il Cimitero Monumentale e Maggiore.


Proprio in memoria dello scultore Scalvini, della sua opera scultorea e del fondamentale ruolo rivestito dalla “borsa premio” della Permanente nella crescita e nello sviluppo della sua poetica, il Museo Scalvini ha indetto una Biennale che intende premiare, promuovere e incentivare con mostre personali la ricerca espressiva di artisti italiani o stranieri che operano sul territorio italiano.


A questa II edizione della Biennale, realizzata in collaborazione con MA-EC Gallery, hanno partecipato (su invito) 58 artisti provenienti da diverse aree geografiche tra cui Cina, Giappone, Germania, Francia e Italia.


Ampio anche lo spettro anagrafico dei partecipanti che riunisce giovani studenti appena diplomati assieme ad artisti emergenti e “mid-career”, per arrivare a maestri e docenti di Accademia. Diversificate anche le esperienze espositive: chi è alle prime armi, chi ha già vinto premi e realizzato mostre personali e collettive, chi addirittura ha partecipato ad eventi collaterali della Biennale di Venezia e di Genova.


Differenti anche le tecniche, i linguaggi e le forme espressive dispiegate da questi artisti per esprimere diversi concetti e valori legati alle sfere della vita e della morte, del corpo e del paesaggio, dell’intimità e della collettività, della storia e del presente, e alle tematiche più cruciali dell’attualità, dalla guerra all’incomunicabilità sociale, dalla catastrofe ambientale ai Buchi neri.


Difficile stilare un repertorio di tutte le casistiche che sono molteplici e composite così come è variegato e sfaccettato l’animo umano. Prima di tentare una qualsiasi catalogazione, legata ai tradizionali generi della storia dell’arte oppure a nuove categorie della contemporaneità, vorrei citare una frase dello scrittore Davide Lajolo a proposito del modus operandi di Giuseppe Scalvini, che per i suoi gruppi scultorei optava spesso per un linguaggio formale di stampo geometrico e semplificato per rappresentare sentimenti forti e basilari come quelli della “Maternità", della "Famiglia", del "Figliol prodigo”, senza che questa scelta espressiva svilisse il valore umano e poetico di quanto raffigurato:

"La figura si ritrova in geometrie e in sfuggenti presenze, in vuoti e in slanci di una spiritualità che non annulla la vita, anzi dà alla vita l'estro, l'ispirazione, l'idea" (Lajolo D. 1972).


Partirei, dunque dall’indagine della figura umana, che rientra tra le tematiche care all'artista. All’interno di questa categoria va citata la scultura in bronzo “Silenzio” di Emilia Persenico, che appartiene ad una serie sul recupero della memoria infantile; la fusione “Apollo (Persona Solis Deus )” di Alessandro Grimoldieu, maschera cava scolpita a mano utilizzando un macchinario per la modellazione 3D e successivamente fusa, che si radica nella concezione del Transumanesimo; la ceramica contemporanea di Jiang Bo e Mengyu Liu, intitolata “Yun-Children at play”, che richiama un antico costume tradizionale cinese.

Si rivolge alla fotografia digitale “In-side Overlays series” di Emanuele Scilleri che va oltre la superficie di ciò che vediamo all’interno di una rivista e “svela e sorprende” la fusione dei corpi di un uomo e di una donna. Anche la pittura si è sempre rivolta alla scoperta della figura umana che qui è indagata da Cristina Sirizzoti attraverso il Ritratto di Sofia, dai profili neri e taglienti come quelli di un’incisione, da Angela Margherita Leotta con “Of the Human Series 2”, che si rivolge a un linguaggio “Neo Figurativo” in cui convergono elementi espressivi e visionari, da Giuseppe Matrascia che in “Admirable Chaos” dà rilevanza a figure ricche di particolari simbolici e surreali in un vortice cromatico psichedelico e, infine, da Chen Zhong che con la sua “Series of the Yungang Caves” dipinge in stile realistico il sistema di caverne che si trova nei pressi di Datong, nella provincia dello Shanxi, in Cina, con i suoi i prototipi di arte Buddista cinese.


Un secondo gruppo di opere si rifà al genere classico del paesaggio che ci dimostra come il topos della veduta non sia mai stato messo da parte ma rimane fonte inesauribile di ispirazione e creazione artistica. Ancorati alla rappresentazione di un paesaggio mimetico e verosimigliante sono le opere di Chialiang Lin con la sfumata rappresentazione montuosa di “This Mountain Is Not A Mountain”; Zhang Chuang con la sua opera vorticosa e luminosa “Jingzhe”, che segna l’inizio della stagione primaverile del calendario lunare cinese quando sbocciano i fiori di pesco, i salici diventano verdi, il livello d’acqua dei fiumi aumenta, i tuoni primaverili brontolano, e gli insetti si svegliano; Zhaoping Xu con il suo “Tao River”, affluente destro del fiume Giallo cinese, di cui dipinge in maniera iperrealistica il greto del fiume con i suoi sassi e detriti. Sempre all’interno del genere del paesaggio naturale possiamo ascrivere la fotografia di Carlo MadoglioApproaching” dove un gruppo di persone sembra avvicinarsi sempre di più alla sorgente luminosa di un’alba (o di un tramonto) mentre all’interno del paesaggio urbano, antropico, rientra la fotografia di Wenchuan Pu, che ci presenta un tipico centro commerciale con insegne e, in primo piano, un copricapo di Topolino che sembra aver perduto qualsiasi relazione con l'ambiente circostante.


Alla nuova categoria del paesaggio digitale (o virtuale) fanno riferimento l’opera “Life stage” di Sabrina Aureli, che preconizza un futuro in cui Natura e Uomo possono vivere in armonia, e il tappeto tondo “oNIRIC” disegnato da Alessandro Brunello (Loopo), disponibile su Furnigible.com, che immerge lo spettatore in una dimensione serena e onirica come l’acqua cristallina in cui sono immerse le gambe della fanciulla.

Un altro genere imperituro nella storia dell’arte è quello della Natura Morta o dell’oggetto, che qui ritroviamo nello “Studio di Libro n°3”, dal ciclo “Pane e Libri” di Oriella Montin, che riflette sulla necessità della cultura come nutrimento primario ed elemento salvifico per garantire la salvezza spirituale dell’uomo. E ancora la ceramica The broken of red di Maoshen Zeng, che rappresenta il bassorilievo di una fragola attaccata da un bruco.

Tra le sculture aniconiche, che ragionano sull’idea di struttura, di modulo o di elemento circolare troviamo la ceramica su tela “Soil I” di Rafoo Yang, combinazione di concettualismo e minimalismo che rappresentano la sua idea di “suolo”, di terra, resa con la ruvidezza della ceramica. Le opere bidimensionali di Horst Beyer che utilizzano i cavi elettrici come materia prima per realizzare una meta-scultura, o una meta-pittura, costituita da un intreccio di fili elettrici di origine e spessori diversi, che rivelano la lucentezza del rame al loro interno. L’opera-oggetto “Scotch” di Agostino Tulumello che è testimonianza di come visione fenomenica, percezione ottica e contemplazione interiore mettano in discussione l’oggetto rappresentato. La scultura “Nido” di Grazia Gabbini che combina materiali diversi fragili e forti, come la carta e il rame, pieni e vuoti, come i cubi vuoti e pieni terra, leggeri e pesanti come le ramificazioni di una vita.

Infine l’opera in acciaio inossidabile “Circle 05” di Huawei Tang, definito dalla critica come un asceta "duro ma solitario", la cui composizione tubolare, sinuosa armonica e cangiante, declina la calligrafia orientale in una struttura razionale di stampo occidentale.

Sempre in riferimento alla dimensione artistica della calligrafia cinese si ricollega l’opera del maestro Xunmu Wu, già vincitore del Fiorino d’argento al Premio Firenze 2022, che utilizza l’inchiostro su carta per dare vita a un segno calligrafico di grande maestria, disegnando mondi poetici e surreali di una sorprendente potenza e al tempo stesso di una delicatezza disarmante.

Sempre realizzata a inchiostro e pittura l’opera “Initialization” di Wang Fei, giovane artista che ha già ottenuto dei riconoscimenti quale membro dell’ ASFEA (Association Sino Francaise d’échange d’art) e direttore della "Hua Cheng Li Art Community”.

Sembra inchiostro, ma si tratta di incisione xilografica la stampa “Baby, don't hide away from me” di Changhuan Chen, attualmente professore associato del Dipartimento di Incisione della Scuola di Pittura e Arte dell’Accademia di Belle Arti di Guangzhou.

Infine sono realizzati su carta l’acquerello figurativo “Stop the War” del giovane Haixiong Zhong, che vanta alcuni lavori pubblicati nel National Yearbook of Fine Art Students in Cina e quello astratto e segnico “Johann Strauss The Blue Danube Waltz Op.314” di Komada Yoshiyuk nato in Giappone e ora residente a Nanchino, pittore con menzione speciale da parte della Jiangsu Collectors Association.

Un’altra grande sezione della mostra in Biennale contempla le opere astratte di un nutrito gruppo di artisti, che si rivolgono a differenti tipi di astrazione. Da un lato l’Astrattismo lirico che, attraverso i segni e i colori stesi sulla tela, lascia ampio spazio alla fantasia e all’universo personale dell’artista e che annovera come maestri Paul Klee, Vassily Kandinskij e Osvaldo Licini: in questa categoria l’opera “Solitude”, intrisa di bagliori confusi, di Marzia Harshal Biancato, “Primavera” di Tiziana Santoli, “Illusion” di Zhang Rong, “Office Miracle 1” di Wantian Cui e la coloratissima “Indoor garden” di Zhiding Gao. Dall’altro lato l’Astrattismo geometrico, dominato da un rigore assoluto e da un controllo razionale dell’espressione dove la geometria, intesa come studio delle proporzioni e delle misure tra sagome e colori, sono punti di riferimento centrali e irrinunciabili per i pittori come Piet Mondrian, Kazimir Malevic, Theo Von Doesburg: qui ritroviamo “Broken shadow” di Shuwen Yang, “Rapid” di Lanfang Liu e l’installazione geometrica “Vettorialità” di Francesco Cucci, struttura architettonica in divenire, in cui tutti gli elementi compositivi si fondono e si sviluppano sinteticamente, organizzandosi in una forma, spazio, luce, colore.

Altra importante sezione riunisce le poetiche di stampo informale, di tipo astratto non geometrico, secondo il termine coniato negli anni Cinquanta dal critico francese Tapié. La caratteristica dell’informale è di essere contrario a qualsiasi “forma” e qui si individuano la corrente dell’informale gestuale, con le opere “Slave without seed” di Chen Fang, “Life in Wine Glass,” di Kai Rui, “Saury's ranch” di Kang Ke, “Why is the body” di Zhang Li; e dell’informale materico che raggruppa le opere “Leggi tra le nuvole” di Maria Patrizia Epifania, “Neve a Terra” di Novella Bellora, Untitled di Lavinia Rotocol, “Breathing Rose Red” di Xiaohua Cai e “Keyuan 02” di Zhu Lei.

Si confronta con tematiche astrofisiche il quadro materico “The Black Hole series” di

Wang Yun, artista cinese fondatore del movimento dell’Aimless Art, le cui opere spaziano dall’architettura alla scultura, dai dipinti ad olio alle installazioni spaziali.

Guarda al futuro l’opera “Astèria. Moonlight series” di Luca Ballestra la cui ricerca artistica materica è dedicata alla Luna e nasce per celebrare il 50esimo anniversario dell’allunaggio dell’Apollo 11. Successivamente continua a cimentarsi con malta, smalti e acrilici, realizzando una serie di Lune materiche su tele circolari e rettangolari, dando vita al suo progetto “I Want the Moon”, in cui tutti possano rispecchiarsi e toccare la luna con un dito.

Chiara Canali


Artisti partecipanti alla II^ Biennale omaggio al Maestro Giuseppe Scalvini


SABRINA AURELI

LUCA BALLESTRA

LUCIO BARLASSINA

NOVELLA BELLORA

HORST BEYER

JIANG BO / MENGYU LIU

FORTUNATO BOFFI

ALESSANDRO BOTTI

ALESSANDRO BRUNELLO

VITTORIO BRUNELLO

XIAOHUA CAI

CHANGHUAN CHEN

ZHANG CHUANG

GIORGIO COTTINI

FRANCESCO CUCCI

WANTIAN CUI

LUCA CURONE

MARIA PATRIZIA EPIFANIA

CHEN FANG

WANG FEI

GRAZIA GABBINI

ZHIDING GAO

IGOR GRIGOLETTO

ALESSANDRO GRIMOLDIEU

MARZIA HARSHAL BIANCATO

KANG KE

ZHU LEI

ANGELA MARGHERITA LEOTTA

ZHANG LI

CHIALIANG LIN

LANFANG LIU

CARLO MADOGLIO

GIUSEPPE MATRASCIA

ORIELLA MONTIN

SIMONA MORONI

EMILIA PERSENICO

EDDY PETTENÒ

OLGA POLICHTCHOUK

WENCHUAN PU

ZHANG RONG

CAMELIA ROSTOM

LAVINIA ROTOCOL

KAI RUI

GIUSEPPE SALMOIRAGHI

TIZIANA SANTOLI

EMANUELE SCILLERI

CRISTINA SIRIZZOTTI

HUAWEI TANG

AGOSTINO TULUMELLO

XUNMU WU

ZHAOPING XU

RAFOO YANG

SHUWEN YANG

KOMADA YOSHIYUK WANG YUN MAOSHEN ZENG CHEN ZHONG HAIXIONG ZHONG


THE JURY


CRISTIANO PLICATO ( Art Director, Curator, and Artist)

YISHI DENG (Artist)


CHIARA CANALI ( Art Curator)


YIZHU GONG (Artist)


CAMILLA BERTONI (Art Press and Reporter)


JUNYING LIU (Artist)


Judging Criteria:


1. Creativity and Originality

· Novelty of the idea or concept

· Uniqueness of the artist's approach

· Innovation in the use of materials or techniques

2. Technical Skill and Execution

· Mastery of the chosen medium

· Attention to detail and craftsmanship

· Consistency and cohesiveness in style and presentation

3. Conceptual Depth and Artistic Vision

· Clarity and strength of the underlying concept or message

· Integration of the concept with the visual elements

· Ability to provoke thought or challenge conventional ideas

4. Impact and Emotional Resonance

· Emotional connection with the viewer

· Evocation of strong feelings or reactions

· Lasting impression or memorable quality

5. Aesthetic Appeal and Visual Harmony

· Effective use of color, composition, and lighting

· Balance of form, space, and texture

· Pleasing or engaging visual experience



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